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venerdì 21 agosto 2009

Le osservazioni in Commissione territorio

Dal presidente un impegno:
attenzione e trasparenza

Massimo Baudone, che in qualità di presidente della Commissione territorio coordinerà i consiglieri comunali nell'esame e nella valutazione delle osservazioni alla Variante al Piano particolareggiato di via Muccini e alla Variante al Piano regolatore generale presentate dai cittadini in prima persona o tramite il comitato, ha reso pubblica ai media una "nota di impegni", che pubblichiamo integralmente.
Per il Comitato "Sarzana, che botta!" è un primo risultato della nostra volontà di affermare a Sarzana il metodo della partecipazione e di contagiarne la politica cittadina.
Baudone si chiede "come poter ricercare i metodi più democratici e partecipati per arrivare a comprendere ciò che i cittadini realmente chiedono e di cui hanno bisogno e poi tradurre tutto ciò in atti amministrativi". Lo strumento esiste già, e si chiama VAS. Ci rendiamo disponibili al confronto e a mettere a disposizione della Commissione i nostri esperti.

Qui, il Comunicato integrale

giovedì 23 luglio 2009

Interventi

Nella speranza di riuscire a rendere disponibili i video in tempi brevi, pubblichiamo alcuni interventi che i redattori hanno provveduto ad inoltrarci...

- Silvano D'Alto

- Augusto Mazzini

- Egidio Banti

- Gabriele Rossi

Boccadasse risponde...

Cari amici di Sarzana,

Davvero non credo ci siano meriti particolari che possiamo attribuirci e che possono avere segnato una differenza tra i percorsi di Boccadasse e di Sarzana. Forse una congiuntura o un momento favorevole. Di fatto, senz'altro, noi abbiamo trovato subito persone delle Istituzioni disposte al dialogo. Intendo persone di tutti gli schieramenti politici: il nostro Municipio è di Centro-Destra, mentre il Comune è di Centro-Sinistra.
Abbiamo incontrato persone disposte ad ammettere di trovarsi di fronte un quartiere contrario alle proprie aspettative, e trarne le conseguenze. E questo non è poco.
Non c'è stato e non ci sarà qui a Boccadasse il concorso di idee sull'impianto. Ne mancano i tempi. Ora la cosa importante è il risultato conseguito sullo Schema di Assetto Urbanistico, con buona probabilità il migliore possibile a partire dalle nostre condizioni iniziali.
Forse gli interessi in gioco sono diversi. Però qui gli amministratori pubblici sanno di aver reso un vero servizio alla comunità e potranno naturalmente spenderlo come meglio crederanno sul piano politico. Altrove si saranno fatti conti diversi. Io ho un minimo di esperienza su quartieri degradati e ferite al territorio. Purtroppo i segni che lasciano vanno ben oltre le benevole previsioni degli amministratori. E oltre il breve orizzonte di una tornata elettorale, è la qualità della vita di tutti, anche degli amministratori pubblici, a subire le conseguenze di azioni così contrastate.
Vedere cose brutte, vivere la propria vita in spazi brutti, o peggio, abbruttiti, raramente migliora le persone.
Posso solo augurare per voi (e anche per noi) di avere sempre la capacità di proporre soluzioni alternative e di avere la forza di riempire le sale delle Assemblee Pubbliche dove discuterle.

A presto,

Paolo Vercellino

Bottadasse

All'inizio di quest'avventura, ebbi uno scambio di mail con gli amici di Boccadasse, in quel momento sotto la minaccia di vedere imposta nel loro borgo una bruttura inaccettabile.
Ci facemmo gli auguri reciproci.
I loro teminavano così: "In bocca al lupo, anche se siete messi molto peggio di noi!".

Non capii.

Ora, invece, capisco la differenza tra
un'Amministrazione che ascolta i cittadini (qui)
e
un'Amministrazione che dice di ascoltare (qui).

Anche se i giovani architetti del Comitato lamentano un fatto:
perchè non fare un concorso basato sul merito anzichè ripiegare sul tecnico del Comune?

Attendiamo risposta da Boccadasse!

Laura Lazzarini

martedì 14 luglio 2009

Caleo risponde a Forcieri

Il Primo Cittadino ha rivendicato il giusto diritto di vedere pubblicata la sua replica a Forcieri.
Scusandoci per il ritardo, rimediamo ora:


"Caro Forcieri,

ti ricorderai senz’altro che il 30 marzo scorso il Consiglio Comunale di Sarzana (non io e nemmeno la Giunta ) adottava il ‘Piano Botta’. Ebbene, in quella circostanza a nome della Giunta proponevo un preciso impegno che il Consiglio faceva suo assumendolo:
ritornare al più presto (entro due mesi circa, ricordo di aver precisato) in Consiglio Comunale dopo aver consentito all’architetto Mario Botta di individuare una soluzione architettonica diversa rispetto alla torre (ritenuta da molti un elemento in conflitto, o comunque estraneo, al paesaggio cittadino) e rispetto alla stazione degli autobus (considerata da tanti sovradimensionata per le necessità di Sarzana ) lasciando assolutamente inalterato l’intero Piano.

Sarebbero rimaste invariate le superfici e le destinazioni volute nel 1994 dall’Amministrazione da te guidata quale Sindaco, oltre alla viabilità, i parcheggi, le soluzioni architettoniche riguardanti i fabbricati residenziali lungo la via Muccini , l’albergo Laurina, ecc….

Tutto, per farla breve, doveva rimanere così come era stato deciso dal Consiglio Comunale del 30 marzo perché quel Piano era il risultato finale di un appassionato dibattito, durato ininterrottamente un intero anno, che ha coinvolto la Città tutta, nei suoi livelli istituzionali e non.

Abbiamo ascoltato tutti, abbiamo rielaborato la proposta iniziale, più volte e sostanzialmente; quindi abbiamo deciso perché questo è il nostro compito e dovere di amministratori.
Avrei pertanto certamente disatteso la volontà e le aspettative del Consiglio Comunale qualora il 9 luglio scorso avessi sottoposto alla sua attenzione una delibera contenente modifiche rispetto a quella preannunciata.

Dispiace sentirsi accusati di “aver accuratamente evitato il confronto persino in sede politica”, quando, al contrario, abbiamo illustrato e discusso il Piano con i cittadini, con tutte le numerose Consulte territoriali che ce lo hanno richiesto, con tutte le associazioni di categoria, con tutti i partiti che lo hanno voluto ed in particolare con il Partito Democratico più volte, in assemblee pubbliche, nella direzione, nell’esecutivo ed in tutti i suoi numerosi circoli.

Dispiace veder considerata “una presa in giro” una decisione del Consiglio Comunale.

Dispiace sentir definire “decisioni di pochi” le deliberazioni del massimo consesso cittadino.

Dispiace veder definita “frettolosa” l’approvazione di questa pratica urbanistica sviscerata ed approfondita a tal punto da essere considerata dai più un tormentone.

Quando mai, a Sarzana, un Piano urbanistico già completo in ogni sua previsione è stato illustrato, esaminato, modificato e discusso per un anno intero in tutte le sedi prima di essere sottoposto alla valutazione del Consiglio Comunale?

Il tuo precedente intervento pubblico sul Piano Botta aveva fatto chiaramente intendere che non condividi alcune previsioni sottese a tale strumento urbanistico. Ebbene, converrai con me che può anche succedere che un consiglio comunale possa assumere una qualche deliberazione non gradita. Non per questo occorre tacciarlo di voler ingannare (“prendere in giro”) la città o definirlo “frettoloso” se non rispecchia il tuo pensiero.

Con altrettanta amicizia

Massimo Caleo"

domenica 12 luglio 2009

I commenti a caldo

Diamo spazio ai commenti, iniziando con Marina Terragni:

"Mi inserisco qui per osservare che la pesante delegittimazione del sindaco Caleo da parte del senatore Forcieri, a cui corrisponde un'attiva attenzione del Pd su quanto sta capitando nello spezzino, la collaborazione cementificatrice tra le giunte rosse e i colonizzatori rossi di Unieco, rendono plausibile l'ipotesi di un congelamento dei vari progetti, dal progetto Botta (che immagino sia preoccupato di vedere associato il suo nome a scempi ambientali) all'immane ecomostro di Marinella, e l'attesa di una verifica congressuale delle posizioni del partito in materia di ambiente, a cui seguirà una verifica locale della gestione Caleo. Le decisioni della giunta, in sprezzo all'orientamento responsabile espresso dai cittadini, indicano la fine di ogni possibilità di dialogo e la necessità di un'opposizione senza sconti, che faccia riferimento al Pd nazionale contro una monocratica e miope gestione locale. E dunque in alto i cuori e orizzonti più grandi. Come insegnava Alexander Langer, agire localmente e pensare globalmente".
Marina Terragni

venerdì 10 luglio 2009

L'occasione perduta


Amarezza trapela nel commento a caldo della Dott.ssa Barbara Sisti all'indomani della seduta del Consiglio Comunale.
Sentimento condiviso da chi si è trovato ad assistere ad una "rappresentazione" che, con un atto di comprensione nei confronti di ciò che sta accadendo a Sarzana, avrebbe potuto avere esiti differenti...
(leggere qui).

lunedì 29 giugno 2009

Partecipazione trasparente

Dal nord un esempio lampante di correttezza, trasparenza ed efficienza.
Tallin.
(le immagini)

(il sito)

SPEZIA-SARZANA: 5 - 0

Il Progetto di Piazza Verdi pone il Comune di La Spezia all'avanguardia fra le città capoluogo in Italia.
Nella lotta di campanile che da sempre contrappone simpaticamente La Spezia a Sarzana, è la prima - in questo caso - a stravincere.
Perchè? Cliccare QUI per la spiegazione.

mercoledì 10 giugno 2009

A favore del recupero di un legame perduto

La città e la campagna

di Simona Giorgi

Rifacendomi all'autorevole parere scritto dal Prof. D'Alto, nel quale viene definito "sgangherato" lo sviluppo delle aree limitrofe di Sarzana, colgo l'occasione per tentare alcune riflessioni riguardo una terra, la nostra bella piana, che sembra incapace di conservare e difendere i propri ricordi.

(per leggere il contributo, cliccare QUI)

venerdì 8 maggio 2009

La testimonianza svizzera di Fabrizio Dei

In Europa i concorsi sono una garanzia di qualità e trasparenza. Anche i grandi architetti vi partecipano.

Fabrizio Dei
vive in Svizzera da oltre 20 anni. In questo contributo ci descrive un concorso pubblico per architetti svoltosi a San Gallo, la città dove vive, e rivolge un appello finale affinché anche a Sarzana gli architetti, soprattutto i giovani, rivendichino l’attuazione dei concorsi per i progetti di pubblico interesse.

In Svizzera, come in tutte le nazioni europee a forte tradizione democratica, i concorsi sono la norma e gli architetti, siano essi giovani promesse o affermate “archistar”, se vogliono realizzare progetti di una certa importanza devono partecipare e vincerli. I concorsi soddisfano non solo al requisito della trasparenza, ma danno anche più garanzie sulla qualità dei progetti da attuare e sulla loro aderenza alle esigenze della città.

A San Gallo tutti i diversi piani e le motivazioni della graduatoria finale vengono esposti, pubblicati a cura dell’Amministrazione e sono di dominio pubblico. Per il progetto in questione, l’area esterna alla stazione ferroviaria della città, sono stati premiati i primi cinque classificati. Al vincitore sono andati 50.000 Franchi Svizzeri (circa 33.000 Euro).

Il confronto con Sarzana sorge spontaneo: nessun concorso, nessuna cernita tra un gruppo di proposte.

Inoltre l'Amministrazione ha deciso di conferire all’architetto Mario Botta il titolo di Alto Consulente malgrado egli sia anche il progettista della società privata che costruisce nell'area (vedi in proposito la delibera in http://sarzanachebotta.blogspot.com/2009/02/il-testo-della-delibera-dincarico-botta.html).

Per leggere il contributo di Fabrizio Dei cliccare sul titolo

venerdì 10 aprile 2009

Un commento di Farbizio Dei

Mario Botta e Cino Zucchi
progetti a confronto

Concordo con quanto afferma Egidio Banti nel suo intervento del 2 aprile su questo blog a proposito del progetto Botta. Un piano “frettoloso e datato, e che di sicuro non fa onore alla fama di chi lo ha firmato” (http://sarzanachebotta.blogspot.com/2009/04/banti-progetto-frettoloso-e-datato.html).

Desidero fare alcune brevi riflessioni sugli edifici residenziali progettati in Via Muccini e porre a confronto quanto previsto dal Progetto Botta con altri due dell’architetto Cino Zucchi, anch’essi pensati all’interno di contesti urbani. Scelgo questo architetto perché trovo calzante il confronto fra i due diversi comportamenti progettuali.



Proposta di master plan per l’area Rosselli
Villorba (Treviso) – 2004-2005, Cino Zucchi Architetti



Proposta di master plan per l’area Rosselli
Villorba (Treviso) – 2004-2005, Cino Zucchi Architetti
Modellazione

Nella prima immagine abbiamo un “masterplan”, un piano di riferimento per un quartiere residenziale in provincia di Treviso. Il confronto fra la pianta e l’immagine del modello aiuta a capire la relazione fra i diversi elementi. Abbiamo un insediamento attraversato da una strada alberata. La configurazione degli edifici definisce una sorta di quartiere, uno spazio semiprivato centrale di pertinenza dei residenti; e uno spazio esterno, rivolto alla città, dove si trovano i parcheggi e diverse barriere vegetali con funzione di cuscinetto. Nonostante la forma e l’orientamento degli edifici esprima una notevole libertà compositiva (ad alcuni, ad esempio a me, piace; ad altri forse no), l’insieme manifesta un chiaro ordine gerarchico fra i diversi spazi.



Edifici residenziali “Trilogia Navile”, Bologna 2008, Cino Zucchi Architetti
(Immagine: Cino Zucchi Architetti)

Il tema della terza foto è l’immagine degli edifici, la cosiddetta espressione di facciata, nel progetto di Edifici residenziali “Trilogia Navile” a Bologna. Il colore grigio è convenzionale, i piani sono però tutti diversi fra loro. Ogni piano ha una propria individualità, una propria caratteristica. Si ha chiara l’impressione di una grande vivacità. Trovo interessante questo atteggiamento, dove l’ordine e il disordine, il prevedibile e l’imprevedibile si confrontano e si valorizzano a vicenda.

In un esempio citato su questo blog a proposito del modo di costruire il quartiere residenziale Erlenmatt di Basilea, un intervento di notevoli dimensioni, in quel caso il piano metteva in evidenza un’area centrale pubblica, il parco, le aree semiprivate racchiuse dagli edifici di abitazione (gli spazi di relazione) e gli edifici di interesse pubblico al confine. Un chiaro ordine fra gli spazi pubblici e privati che costituisce una condizione essenziale per dare qualità ad un progetto. (http://sarzanachebotta.blogspot.com/2009/03/come-progettano-gli-svizzeri-in.html)


Nel progetto di Mario Botta in Via Muccini succede il contrario. Osserviamo la


Modellazione nella quarta immagine. Gli edifici si affiancano lungo la strada mantenendo sempre lo stesso orientamento e l’uso degli spazi circostanti non è comprensibile a partire dalla forma degli edifici, né dal modo di accedere al terreno. Possono essere indifferentemente pubblici o privati o nessuna delle due cose. La questione diventa puramente “giuridica”. Gli edifici non dialogano con il contesto, ma non definiscono neppure un quartiere con spazi di relazione interni. Gli oggetti costruiti sono allineati lungo la strada come in un’esposizione, come pezzi di valore pronti per essere venduti. Li accomuna l’espressione della facciata, uguale per tutti gli edifici, con l’uso e l’abuso di un repertorio utilizzato come segno di riconoscimento: le aperture, i materiali, le forme geometriche, il colore.

Il progetto cerca di risolvere il problema attribuendo al percorso centrale il ruolo di spazio pubblico che connette le diverse parti. Al piano terreno lungo la strada sono infatti previsti spazi commerciali. Ma Via Muccini è anche l’ingresso obbligato in città. Non può svolgere tutte e due le funzioni! Diversi commentatori autorevoli hanno fatto osservare il carattere di corpo estraneo del progetto, la sua estraneità rispetto al contesto. Aggiungiamo che questo insieme di edifici è disgregato anche al proprio interno. Chi vi abiterà sarà o dentro al proprio appartamento, o subito fuori in mezzo alla strada, senza la mediazione necessaria di un ambito semiprivato, necessario quando si progettano insediamenti di grandi dimensioni. Un quartiere è definito non solo dalla presenza del costruito, dagli oggetti, ma dalle relazioni spaziali che intercorrono fra loro, dal modo di accedere agli spazi comuni e dal tipo di fruizione prevista.

Ci viene un dubbio. Non sarà che un architetto della bravura di Mario Botta dovrebbe dare un po’ meno retta ai committenti?

Il sito dell’Architetto Cino Zucchi da cui abbiamo preso le foto.

http://www.zucchiarchitetti.com/home.html

lunedì 6 aprile 2009

La Liguria in vendita: Il Partito del Cemento di Sansa e Preve

Cliccare sul titolo per visualizzare la presentazione del libro da parte di uno degli autori, Ferruccio Sansa (fonte: youtube)

Commento di Raffaele Niri, Il Venerdì di Repubblica (4 luglio 2008):

"Adesso come allora. Come ai tempi de La speculazione edilizia di Calvino (1957). Una nuova colata di cemento si abbatte sull’Italia, a partire dalla Liguria. La febbre del mattone non conosce ostacoli perché raccoglie consensi trasversali, e al diavolo il paesaggio.
Chi può, se ne va ai Caraibi. Castelli, ex fabbriche, conventi, colonie, ex manicomi, ospedali: tutto si può “riqualificare”, parola magica che nasconde ben altro.

Politici locali e nazionali, di destra e di sinistra, imprenditori, alti prelati, banchieri, siedono contemporaneamente in più consigli di amministrazione e si spartiscono cariche pubbliche, concorsi, appalti, finanziamenti.
Allo scopo servono anche associazioni culturali o in difesa dell’ambiente, appuntamenti gastronomici, feste e premi. Controllori e controllati spesso sono la stessa persona, famigliari o amici fidati.
“Fare sistema” da queste parti vuol dire costruire una rete sul territorio che non lascia spazi a chi non è della partita. In nome degli affari.

La Liguria sta coprendosi di quasi tre milioni di metri cubi di cemento e se non c’è più posto a terra, si prova sul mare, costruendo nuovi porti per decine di migliaia di posti barca. Non mancano neppure i grattacieli, opera di architetti prestigiosi (Bofill e Fuksas a Savona, Consuegra ad Albenga) che hanno messo da parte qualsiasi scrupolo paesaggistico (ma Renzo Piano si è ritirato da un progetto che inizialmente portava la sua firma).

Parlando di cemento e di piani regolatori, si arriva necessariamente a parlare della mancanza di regole di una classe dirigente in bilico tra l’imbroglio, la trama del sottogoverno e l’interesse personale. Di un’umanità approssimata moralmente e culturalmente.
Addio all’Alassio di Carlo Levi e di Hemingway, addio alla Sanremo di Calvino, addio alle Bocche di Magra della Duras, di Vittorini, Pavese, Einaudi. Addio alla Liguria degli artisti e degli intellettuali.

Ma non tutto è perduto, c’è chi si batte e ottiene risultati sorprendenti. Basta cominciare dal basso. Tutti possiamo esercitare il ruolo di cittadini, come dimostrano le associazioni libere e le iniziative che sono nate in questi mesi, in questi anni."


Commento di Maurizio Maggiani, scrittore castelnuovese, alla presentazione del libro
: "I politici e non solo loro, hanno avuto il Potere, hanno tuttora il Potere di decidere per me la mia vita, e lo hanno fatto, hanno radicalmente cambiato… le mie speranze di vita ed in particolare lo hanno definitivamente fatto per la generazione che verrà dopo la mia… E' successo che l'enorme potere di decidere è stato usato per le decisioni totalmente estranee ai miei bisogni ed ai bisogni della mia comunità…".




Estratto da lettera aperta de "La Casa della Legalità", pubblicata sul blog di Beppe Grillo: "Il libro "Il Partito del Cemento", di Marco Preve e Ferruccio Sansa spiega quanto sia invasiva e distruttiva la commistione d'interessi che piega l'interesse pubblico a quello privato. Si parla del cemento (tre milioni di metri cubi di colate programmate) che coprirà il poco che resta della costa e della collina ligure. Porticcioli, grattaceli, complessi residenziali e box, strade e riempimenti, cambieranno per sempre il volto della Liguria, dove già, per l'Istat, dal 1995 al 2005 è stato cancellato il 45,55% del territorio libero da costruzioni, mentre il turismo è in crisi perché la "bellezza" del paesaggio svanisce. Speculazioni che avvengono con il completo asservimento delle Pubbliche Amministrazioni agli interessi dei faccendieri. I Piani Urbanistici come i Piani di Bacino o di tutela del paesaggio e della costa sono di fatto cancellati e riscritti direttamente sotto dettatura dagli speculatori, sulla base delle loro esigenze, spesso ignorando i rischi per il dissesto idrogeologico di ampie zone del territorio.

giovedì 2 aprile 2009

BANTI:  PROGETTO FRETTOLOSO E DATATO  

In parecchi mi hanno chiesto in questi giorni un giudizio sul cosiddetto “piano Botta” che, se realizzato, sembra destinato a cambiare in modo significativo il volto urbanistico di Sarzana. Il mio vuol essere, al riguardo, un giudizio pacato e privo di connotazioni ideologiche o politiche. Un giudizio da sarzanese, modesto cultore della storia locale con quralche esperienza politica. In questo senso il mio non è un giudizio positivo. Trovo il “piano”, nella sua versione attuale, frettoloso e datato, e che di sicuro non fa onore alla fama di chi lo ha firmato. Dico questo per almeno quattro ragioni:

1. La torre non va bene. Non per motivi religiosi, come qualcuno ha detto (la religione non c’entra nulla), bensì pe motivi storici e urbanistici. Essa infatti, se costruita, farebbe “violenza” al profilo antico della città, con i due campanili allineati lungo il tracciato della Francigena. Per questo è giusto equiparare la torre di Botta alla copertura dei fossati, avvenuta negli anni Cinquanta. Sono interventi che non salvaguardano la conformazione storica della città e, quindi, la sua memoria e la sua identità.

2. I “casermoni” allineati lungo via Brigata Muccini appaiono troppo compatti e privi di identità propria. Ben diversi sono stati quelli costruiti a fine anni Sessanta (vedi edifici ex Commerciale), ai quali ci si dovrebbe uniformare nella sostanza. L’urbanistica di oggi privilegia la varietà e l’alternanza vuoto-pieno, non la compattezza da “capocaseggiato”.

3. Il verde a fruizione sociale realizzato dentro l’area degli edifici, come un cortile condominiale (anche se fruibile) è un’altra forma gratuita di “violenza” che non può essere accettata.

4. Le varianti al piano del traffico per l’accesso in città hanno sollevato molti dubbi e perplessità, che condivido. Entrare in città da via del Murello sarà problematico, e il quadro viabilistico andrebbe cambiato tenendo conto di una procedura di VAS. Detto questo, so bene che tutta la zona va risanata, e che per risanarla vanno costruiti nuovi edifici. Ma questa evidenza scontata non può essere un alibi per interventi brutti e fuori scala, votati all’urgenza di fare comunque cubature (cioè soldi).

Egidio Banti, già assessore regionale e parlamentare

sabato 21 marzo 2009

Circolo ACLI di Sarzana: Amministratori, fermatevi

Ecco il testo completo della lettera inviata dal Circolo Acli di Sarzana ai quotidiani:

Ogni nuova edificazione, specialmente se opera di notevoli dimensioni, esprime i valori culturali di riferimento di chi l’ha progettata e si appresta a realizzarla; e definisce le aspettative e le ambizioni di chi l’ha commissionata.

Ma chi decide, progetta e realizza dovrebbe sapere ascoltare sul serio, in modo profondo e costante nel tempo; e poi lasciare spazio alle esigenze e alle aspettative dei cittadini, per non imporre interventi estranei a loro e alla città.

Quindi, prima di progettare, sarebbero state molte le domande da porsi : 1)- I Sarzanesi vogliono una Sarzana che ampli in modo notevole le sue dimensioni o preferiscono una città che cresca nel tempo, con misura ed armonia; ed in spazi meno concentrati ? Tanti “palazzoni” non rispondono soltanto a domande dell’abitare, ma sollecitano anche fortemente un afflusso esterno, a volte sproporzionato, così come nuove strade incentivano sempre nuovo traffico. 2)- I Sarzanesi si riconoscono felicemente nei segni architettonici del passato quali i campanili di S.Maria, di S.Andrea, la Fortezza, la Cittadella etc , o sentono l’urgenza impellente di nuovi simboli ed emergenze architettoniche ? 3)- Nuovi “segnali” di contemporaneità , non certo da respingere in sé, devono - “dialogare” con il contesto preesistente o essere invece fortemente avulsi dallo stesso ?

L’opinione del Circolo ACLI, come quella di molti cittadini di Sarzana ,è che eventuali nuovi simboli (vedi Torre Botta alta 60 metri ) non devono arrogantemente fagocitare tutti i precedenti.

Le dimensioni devono essere più discrete; diversamente sono prepotenti rispetto alla nostra storia e anche alla” geografia” dei luoghi limitrofi, con un’esagerata preminenza nella stessa vallata.

La Torre Botta è un segnale esagerato per le dimensioni di una cittadina come Sarzana ( che non è Parigi ) e non convive assolutamente con gli altri simboli del contesto urbano, ma anzi li nega e li annulla in modo definitivo, togliendo identità alla città, invece di aggiungere con discrezione, nuovi caratteri di contemporaneità che piacerebbero a tutti.

Perché, non progettare interventi meno aggressivi, all’ingresso della città,come dice il prof. D’Alto ?

“Una strada semplice, serena,con un’edificazione leggera e un ingresso che si mostri sensibile all’avvicinarsi ad un centro antico del valore di Sarzana.”

Perché, dunque, non fermarsi a riflettere ancora utilizzando strumenti previsti, quali la VAS (Valutazione Ambientale Strategica), per verificare la compatibilità del progetto ed eventuali soluzioni alternative?

La Presidenza del Circolo ACLI di Sarzana “padre Vincenzo Damarco”

mercoledì 18 marzo 2009

Lettera al Sindaco

Pubblichiamo il sentito sfogo di Maria Clotilde Fiori Pucci:

Caro Sindaco Caleo,

ho continuato a seguire la vicenda del progetto-Botta e desidero ancora una volta trasmetterti il mio punto di vista in proposito.

Il progetto, scusa se insisto, non è soltanto discutibile ma assolutamente inaccettabile in un contesto ambientale (paesaggio, patrimonio storico–culturale, situazione socio-economica e pro- fessionale) come quello sarzanese.

Se infatti è vero, come Tu sostieni, che “la Politica ascolta il cittadino ma che deve poi scegliere con la decisione che il suo stesso ruolo prevede” , è ancor più vero che, proprio nel nostro contesto urbano, la Politica ha fatto nei decenni molti, molti errori. Errori che, pur anche in buona fede, hanno spesso generato danni irreversibili (vedi la stessa mancanza di qualità e di armonia in un’edilizia che ha massacrato irresponsabilmente certe zone del centro storico e buona parte delle periferie; e la decisione di destinare a zona commerciale quella della variante Aurelia, prevista in realtà come residenziale ).

Il progetto-Botta, soprattutto nel suo forzato inserimento a Sarzana, rivela mancanza sia di quel senso sociale che dovrebbe ispirare un’urbanizzazione rivolta al benessere comune e non di pochi (imprese appaltatrici ); sia di quel senso dell’estetica che non è un optional ma un valore irrinunciabile e indispensabile ad uno stile di vita di cui andar fieri (il condominio-catafalco in mattoncini rossi può anche essere vivibile e caratterizzante in mezzo alla triste steppa ma è completamente fuori posto e deprimente in un ambito già caratteristico di suo).

E’ infatti forse una novità che Sarzana abbia sempre avuto tutte le caratteristiche di città storica ed elegante? E ci dimentichiamo forse che Sarzana, fin dall’ultimo dopoguerra, ha subito, proprio da quella “Politica che ascolta il cittadino ma che deve poi assumersi la responsabilità delle scelte”, interventi urbanistici e architettonici che non sempre ne hanno tutelato la storia, l’architettura, la vivibilità, l’ eleganza?

Una volta erano gli anni della guerra e non si sapeva né leggere né scrivere quindi erano anche giustificati gli errori.

Oggi sappiamo tutti leggere e scrivere e gli errori non devono più ripetersi!

Il progetto-Botta è una mostruosità indicibile che forse la nostra scarsa partecipazione di cittadini alla vita pubblica meriterebbe, ma che la nostra bella città non deve affatto subire.

Grazie dell’attenzione
Maria Clotilde




giovedì 12 marzo 2009

Come progettano gli Svizzeri in Svizzera

Succede in Svizzera.

A Basilea, nel sobborgo di Erlenmatt, in un’area di 19 ettari un tempo appartenente alle ferrovie tedesche e che veniva utilizzata per il traffico dei containers sta emergendo un nuovo quartiere. A partire dal 1996, dismessa l’attività, sono stati banditi i primi concorsi per la progettazione nell’area di un intero quartiere di 700 appartamenti, con annesse scuole, asili, servizi, centri spesa, negozi, spazi per il tempo libero ecc. Un elemento importante del progetto è l’allestimento di una zona verde centrale di 8 ettari, deciso con votazione referendaria, pratica frequente in questo paese. Un’occhiata ai piani e alle immagini danno l’idea della qualità del progetto. Ad esempio, per evitare che due assi stradali posti al confine con l’area producano troppo rumore, il progetto prevede di disporvi in parallelo gli edifici delle attività terziarie e i centri spesa, con funzione di barriera acustica per gli edifici abitativi retrostanti. Tutto ci parla di una progettazione attenta ai bisogni del residente. Ma l’esperienza va segnalata per un altro motivo. La progettazione avverrà “Stück per Stück”, un pezzo alla volta. Per facilitare l’integrazione del nuovo quartiere con il resto della città e per evitare che ampie parti di un terreno così vasto rimangano inutilizzate in tutta la fase di realizzazione del progetto, esse sono state offerte alla cittadinanza per sviluppare le attività più svariate, di interesse pubblico o privato, sia all’aperto con piste ciclabili, percorsi pedonali, zone per giardinaggio, piccoli parchi di fauna e flora locali, mercatini rionali, mostre, spettacoli, ecc.; oppure al chiuso, in locali organizzati dentro a costruzioni assemblate con containers (guardate la foto allegata!). La stessa “Kantine” (ex bar e ristorante dei ferrovieri, situato in un vecchio edificio) è diventata un locale pubblico frequentatissimo, la cui produzione culturale fa oramai parte della programmazione cittadina.

Le iniziative che riusciranno a radicarsi avranno plausibilmente uno spazio nelle progettazioni successive (quello che si può vedere adesso è solo un progetto di massima). Il tempo di realizzazione del quartiere si allunga in questo modo di parecchio, i responsabili di tutta l’operazione parlano di circa 20 anni, ma il risultato certo sarà quello di avvicinare gli spazi del nuovo quartiere alla vita dei cittadini e di integrarlo progressivamente nella città fin dalla sua realizzazione.

Consiglio i lettori di guardare le foto proposte (ve ne sono anche nel sito indicato, ne trovate altre in internet). Quanta attenzione, quanta ricchezza progettuale, quanti spazi di relazione che si animeranno di vita reale! Non voglio mitizzare questa vicenda. Ci sono state anche voci polemiche. Ad esempio, i consiglieri comunali del partito dei verdi hanno fatto presente che i primi inquilini andranno ad abitare in un contesto ancora incompleto dal punto di vista dei servizi. La stessa realizzazione del parco ha tempi molto più lunghi di quella di un edificio (questo i paesaggisti lo sanno bene: gli alberi sono organismi, non sono oggetti!). Ma tutto questo è il risultato di un dialogo permanente fra tutti quelli che hanno una voce in capitolo: l’amministrazione della città, l’impresa immobiliare, la progettazione, i clienti, la popolazione.

Questa esperienza farà scuola e ci pare un utile riferimento metodologico per l’amministrazione di Sarzana e per la cittadinanza. Una sorta di “débat public” applicato all’edificazione di un quartiere, dove il cittadino è finalmente una persona in carne e ossa, dove la partecipazione non avviene solo con la libera espressione delle opinioni, ma con la rivendicazione concreta di spazi, di pezzi di territorio dove realizzare iniziative di interesse pubblico e privato, dove è importante non solo quello che si pensa, ma anche quello che si fa.

Fabrizio Dei, St.Gallen (CH), 10.03.09

Il progetto

Il progetto in pianta. In blu le attività commerciali parallele alla strada; in rosso gli spazi di relazione; in arancione le case di abitazione; all’interno le zone verdi e all’interno in giallo, piccola, la “Kantine”.

Gli edifici

Gli spazi di relazione visti dall’interni

Gli spazi di relazione esterni

La “Kantine”

Le attuali utilizzazioni temporanee dell’area

I containers attrezzati a locali di riunione e uffici

Questo è il sito della società immobiliare.

http://www.vivico.de/deutsch/Immobilien/Objekte/Erlenmatt/Projektbroschuere/index.php

Ci trovate anche la webcam che vi illustra lo stato di avanzamento dei lavori.

Se su Google cercate Erlenmatt Basel, troverete molte altre immagini.

Fabrizio Dei

venerdì 6 marzo 2009

Uno dei tanti

Pubblichiamo un breve estratto di uno dei tanti interventi giunti al nostro indirizzo di posta elettronica.
"Troppe critiche, posso andarmene". Signor Botta, grazie per avere compreso che Sarzana non è una cittadina qualunque, che Sarzana ama Sarzana, che ai sarzanesi il suo progetto non piace, grazie.
Nell'andar via si regali una passeggiata a Fosdinovo, lì nell'area giochi dei fanciulli vi troverà un'antica torretta, si soffermi e la osservi, in tal modo si renderà conto cosa intendiamo da queste parti per una torretta e cosa invece per un silos, lì comprenderà la differenza che intercorre tra un campanile e un grattacielo. Sarzana non è Milano, Sarzana non è Seul, né tanto meno Taipei.
(...)
Noi tutti siamo convinti che l'edilizia a Sarzana abbia assunto proporzioni inimmaginabili finendo così per scollegarsi da ogni esigenza abitativa (...), noi tutti condividiamo il sano pensiero che se proprio bisogna costruire allora si ripristinino le strutture già esistenti, in questa zona condividiamo il fatto che una seconda, terza casa, l'ennesimo centro commerciale e la sua torre non possono essere spacciate per modernità, si intervenga in quei luoghi della città dove sono richieste manutenzioni o creazioni di sottopassi, piste ciclabili, parcheggi, strade da asfaltare o sistemare, si azzerino le latenze che sono sotto gli occhi di tutti; (...)
Signor Botta, quel giorno al cinema le abbiamo detto NO, e lei da “uomo di cultura e di valori” l'ha compreso.
Noi sarzanesi siamo fortemente convinti che la sua torre e le annesse cubature del suo master plan calerà su Sarzana metastasi che avranno per nome traffico, rumori, smog, stress, speculazioni, avarizie, nichilismi, forte incremento di attività malavitose, decostruzioni morali, sociopatie -quelle dell’'anima- e così che ci ritroveremo sotto una babelica cappa che finirà per distruggerci.
(...)
Signor Botta (..), noi amiamo Sarzana, noi la desideriamo così, un po' antica, un po' medievale, un po' moderna e per non sentirci dei refusi di mondo di tanto in tanto sogneremo un po’' di futurismo, ma solo sognato, ma poi basta, consapevolmente ci fermiamo. I sarzanesi le rendono onore per aver compreso che siamo contro la sua torre (...)

Salvatore Perrella

giovedì 5 marzo 2009

Primo intervento a caldo

L'incontro con l'architetto Botta al cinema Moderno, ben lontano dall'essere esaustivo, si interrompe alle 19,20, frettolosamente. Mentre il Comitato sta ancora discutendo su cosa e come pubblicare sul blog, riceviamo alle 22.10 una mail da parte di una nostra concittadina, una delle prime aderenti al Comitato.
L'oggetto è: INNAMORATA DISPERATA. Diamo il doveroso spazio:

BOTTIAMOLO VIA!
Sono veramente inorridita. Ne ho visti tanti di errori commessi dalle “nostre” (di cittadino e della sinistra) amministrazioni negli ultimi decenni, ma li ho sempre considerati dei peccati veniali e rimediabili. Ma questa svolta autoritaria del nuovo sviluppo urbano, davvero non me l’aspettavo.
Questo “costruttivismo” implacabile che se ne frega del demos stride coi tempi di crisi nei quali anche i grandi della terra ripensano ai modelli di sviluppo. Berlusconi è dirigista e non consulta il parlamento, Berlusconi fa le leggi ad personam, i nostri “compagni” amministratori non consultano il popolo, tentano di bypassare con escamotage degni di Ghedini leggi regionali ed europee (VAS).
Hanno quest’incontinenza di cemento, forse che sotto quegli archi freddi e squadrati da ventennio fascista dovranno passare per una data precisa Hitler o Stalin?
L’architetto Botta al Moderno ha svelato di non essere un urbanista, ha sempre parlato di forme e mai di comunità umane, a noi sarzanesi serve un urbanista, ma serve soprattutto qualcuno che ci conosca, ci rispetti e ci ami. Lo invito a trasferirsi nella “Sarzana città ospitale” (spero non sia solo uno slogan commerciale) a vivere slow, crescere slow, costruire slow e invecchiare slow.
Il “Portare la campagna in città” da lui così disprezzato, e anche dall' “architetta” gratificata dal suo bacio, è un atto di amore e di armonica integrazione, è un rispettoso e riconoscente tributo ai nostri avi, è una vocazione per il nostro territorio. C’è una nobile cultura contadina a Sarzana, che ha contribuito per secoli allo sviluppo economico, che ha prodotto delle eccellenze, che non è mai stata emarginata ma complementare alla città. Noi non “veneriamo le vestigia del passato”noi viviamo le nostre strade, piazze, case con amore e riconoscenza per i nostri progenitori che le hanno costruite. Noi siamo figli di quel popolo che ha voluto un palazzo civico dove esprimere la propria emancipazione e si è sacrificato per erigere le chiese come atto di amore condiviso.
Nella città in scatola di Botta non ci sono luoghi di culto (chiese moschee o pagode) non ci sono piazze nelle quali confluisce il popolo da vie e vicoli, non ci sono centri di aggregazione sociale ma commerciale, non c’è un bene comune ma spazi pubblici alteri e distaccati.
E tutto il bello che non riusciamo a vivere il verde adiacente alla città e irraggiungibile: Villa Ollandini, i fossati, la montata al Forte di Sarzanello, I Bozi di Saudino, il lungo canale Lunense (dal centro a Nave a piedi in 5 minuti), il Parco Fluviale ancor più fratturato dal nuovo progetto. Per tutto ciò verremo ripagati con quadrati di erba riportata intorno a palazzi più alti di San Siro.
Per amore vi chiedo cari concittadini “BOTTIAMOLO VIA!”. Per amore dei nostri ragazzi, dei nostri anziani e anche dei nostri animali.
Se poi è un problema di soldi sono disposta a pagare di tasca mia, ad andare a chiedere l’elemosina in rete a tutto il mondo, purché questo scempio non sia compiuto, purché non siano svendute la nostra storia e la nostra identità.

Con disperato amore

M.C.

giovedì 1 gennaio 2009

Qualcuno protestava già ad inizi 2008...

A Sarzana vogliono costruire un grattacielo!
Chi avrebbe detto che l’antica contrada, che ha fatto di tutto per accreditarsi come il luogo della tradizione, della memoria e delle antiche testimonianze sarebbe stata ghermita dalla voglia di futuro? Proprio qui, dove va per la maggiore l’antiquariato e l’immagine che trionfa è quella della riscoperta dei segni del passato, degli antichi sapori e delle antiche sensazioni, sorgerà un mostro di cemento ed acciaio, in stridente e visibile contraddizione con la filosofia del borgo. La Cittadella, i torrioni, i luoghi dove si conservano antichi scritti e reliquie, le antiche vie, le tradizionali botteghe, l’ antiquariato, hanno permesso a questa cittadina di qualificarsi e pretendere un posto di attrazione della nostra provincia. Posto riconosciutole anche dai cittadini delle zone limitrofe, che non si lasciano scoraggiare dalle consuete peregrinazioni alla ricerca di un parcheggio sempre più illusorio. Sembra quindi che Sarzana sia in bilico tra una storia ed una identità conquistata con fatica, e la modernità ed il progresso che si respirano, ad esempio, nelle sfilate di negozi e super market sulla variante, o nel progetto di ristrutturazione dell’albergo Laurina, che prevede una specie di tunnel avveniristico che attraverserà tutta la struttura per congiungere idealmente le due anime della città sempre più divisa tra vecchio e nuovo. Certamente un altro esempio del nuovo che avanza (?) sarà il grattacielo che svetterà oscurando i Torrioni. Non dimentichiamo, poi, che su Sarzana si dovranno abbattere nuove strade, come la complanare e la terza corsia dell’autostrada, a complicare ancora una situazione già ingarbugliata. Dove va Sarzana? Perché vuole concentrare nel suo esiguo ambito densità commerciali ed abitative, che con il grattacielo farebbero scoppiare il territorio e vanificare anche quel poco di qualità della vita residuale? Sarò monotono, ma sono costretto a ricordare che per permettere sviluppo che vada di pari passo con sostenibilità occorre che Sarzana allarghi finalmente i propri orizzonti e si apra alle periferie. E’ lì, in zone che non hanno nessuna identità da distruggere ma soltanto un futuro da costruire, che si deve intervenire, per far convivere tradizione ed innovazione senza che si elidano a vicenda. Tra le periferie, chiaramente, un posto di primo piano spetta a Marinella, con il progetto omonimo. Questo potrebbe dare a Sarzana quel prestigio che gli amministratori inseguono, progettando improbabili grattacieli e tunnel incomprensibili e creando residenze a ridosso di una variante sempre più invivibile, invece di cercare in tutti i modi di impedire che Marinella imputridisca tra degrado e zingari !

Roberto Galli presidente SIB Confcommercio La Spezia

(lettera del 28 febbraio 2008 inviata ad un quotidiano locale, ma mai pubblicata)